L'uso delle metafore in psicoterapia
- Elisa Canavese

- 24 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Dall’ansia alla neurodivergenza: tre metafore utilizzate nella pratica clinica.

Nel lavoro psicoterapeutico ci si trova spesso a ragionare insieme al paziente di argomenti astratti, molto teorici e a volte complessi. Questo può succedere se si lavora con pazienti neurodivergenti, ma anche nella pratica con pazienti neurotipici.
Le persone tendono a comprendere più facilmente ciò che possono immaginare, visualizzare o collegare a un'esperienza concreta. Per questo motivo, fin dall'antichità, la filosofia, la pedagogia e la psicologia hanno fatto ampio uso di metafore: trasformare un concetto astratto in un'immagine permette di renderlo più immediato, memorabile e spesso anche emotivamente più accessibile. Una buona metafora non descrive la realtà in modo perfetto, ma aiuta ad osservarla da una prospettiva diversa, mettendo in evidenza aspetti che altrimenti potrebbero rimanere poco chiari.
A questo scopo può essere utile usare metafore, cioè rappresentazioni sintetiche e spesso visive che, seppur non sempre in maniera del tutto precisa, descrivono un concetto e lo rendono immediatamente comprensibile. Vediamo tre esempi concreti attraverso alcune metafore che ho elaborato nel tempo e che uso abitualmente nel mio studio.
LA METAFORA DELL’UOVO FRITTO.

Immaginate un uovo fritto, al tegamino. È composto dal tuorlo, arancione o rosso e tondeggiante, e dall’albume, bianco e dalla forma irregolare. Il nostro uovo fritto rappresenta i nuclei di pensieri che partecipano alla costruzione dell’ansia. Generalmente ciò per cui proviamo ansia ha un contenuto ben preciso e circoscritto (domani ho un esame all’università, chissà come andrà) e tutta una nuvola di altri elementi molto più sfocati e irregolari (se sarò bocciato dovrò studiare di nuovo, e sarò in ritardo, deluderò tutti, forse alla fine non mi laureerò mai, non troverò lavoro e la mia vita sarà rovinata). Come si può facilmente vedere, la componente più grande e che maggiormente risulta minacciosa è l’albume, molto vago, distante e decisamente improbabile. Invece avere timore per un esame è normale e comprensibile, ma anche più facilmente maneggevole. Si può studiare per sentirsi preparati, e dormire bene per essere riposati: da lì in poi interviene il caso su cui non abbiamo controllo e, se l’esame andrà male, ragioneremo per capire come rimediare.
LA METAFORA DELLA CARAFFA

In questa metafora abbiamo una caraffa piena di acqua. Al di sopra di essa c’è un rubinetto che si può aprire e chiudere. Al di sotto dei forellini, che possono idealmente essere grandi o piccoli. L’acqua rappresenta la pressione emotiva, o l’ansia, o la paura, o la vergogna. Diciamo la pressione legata alla performance. Il nostro obiettivo è tenere il livello dell’acqua nella caraffa sempre costante e possibilmente basso. Dall’altro entrano sempre nuove fonti di pressione (domani hai la presentazione a lavoro, poi la cena con gli amici nuovi, poi la partita di calcetto) ma noi abbiamo un rubinetto per ridurre almeno la portata di quel flusso; in basso abbiamo i forellini che fanno uscire “pressione”: riposare, prendere del tempo, meditare, ridurre gli impegni…. Solo se c’è equilibrio tra acqua che entra e acqua che esce possiamo stare bene, altrimenti l’acqua salirà sempre di più, ci sentiremo sopraffatti finche tutto tracimerà e noi ci sentiremo esplodere.
LA METAFORA DEL COMPUTER

Uso da tempo questa metafora per spiegare alle famiglie e agli allievi il funzionamento neurodivergente, ad esempio l’autismo e che questo stile di funzionamento non è di per sé psicopatologico. Quasi tutti noi abbiamo ormai un computer. Qualcuno ha un pc con un sistema operativo “windows”, qualcuno invece usa un Mac. Cos’hanno entrambi? Tante cose: una tastiera, uno schermo, un programma per scrivere testi, uno per andare su internet ecc. Tuttavia i due pc funzionano con due linguaggi di programmazione diversi, cioè due differenti sistemi di “ragionamento” informatico, che un tempo non erano nemmeno compatibili tra loro. Allo stesso modo, accanto alle persone neurotipiche, che fino a qualche anno fa erano le uniche che avevamo in mente, esistono quelle neurodivergenti. Lavorano, mangiano, vanno in vacanza, ma sono “programmate” in un modo differente. E possiamo intergire se abbiamo dei sistemi di comunicazione compatibili. Così come di per sé windows non è meglio di Mac e ognuno ha punti di forza e di debolezza, allo stesso modo le persone neurodivergenti non hanno qualcosa di meno di quelle tipiche, sono solo diverse.
Perché usare metafore in psicoterapia con pazienti neurotipici o neurodivergenti
Le metafore non sostituiscono la spiegazione teorica né l'esperienza clinica, ma possono rappresentare strumenti molto utili per rendere più comprensibili concetti complessi. Quando una persona riesce a "vedere" un concetto, spesso diventa anche più facile comprenderlo, ricordarlo e utilizzarlo nella vita quotidiana.




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