L'autismo al femminile
- Elisa Canavese

- 8 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Storia di una neurodivergenza invisibile
Negli ultimi anni si è sviluppata una crescente attenzione verso quello che spesso viene definito autismo al femminile. Per molto tempo l’autismo è stato descritto e studiato prevalentemente nei maschi, e questo ha influenzato sia i criteri diagnostici sia l’immagine sociale dell’autismo. Di conseguenza, molte ragazze e donne autistiche sono rimaste invisibili o sono state identificate molto tardi.
Storicamente, la letteratura scientifica ha riportato una prevalenza dell’autismo significativamente maggiore nei maschi rispetto alle femmine, spesso indicata in un rapporto di circa quattro a uno. Tuttavia, numerosi studi recenti suggeriscono che questo divario possa essere in parte dovuto a un bias diagnostico. In altre parole, non è detto che le femmine autistiche siano realmente così poche: è possibile che semplicemente vengano riconosciute meno.
Una delle ragioni principali riguarda il fatto che le caratteristiche dell’autismo possono manifestarsi in modo diverso nelle femmine. Molte bambine autistiche sviluppano precocemente strategie di adattamento sociale che permettono loro di imitare i comportamenti delle coetanee. Questo fenomeno è stato descritto con il termine masking, cioè l’insieme di strategie attraverso cui una persona autistica prova a nascondere o compensare le proprie difficoltà sociali per adattarsi alle aspettative dell’ambiente.

Il masking può includere l’osservazione sistematica degli altri per apprendere regole sociali implicite, l’imitazione delle espressioni facciali o del tono di voce, oppure la preparazione mentale di frasi e risposte da usare nelle conversazioni. Queste strategie possono rendere il comportamento sociale apparentemente adeguato, soprattutto in contesti strutturati come la scuola. Tuttavia, richiedono un notevole sforzo cognitivo ed emotivo.
Proprio per questo motivo molte ragazze autistiche riferiscono una sensazione persistente di fatica nelle interazioni sociali, una forte autoconsapevolezza delle proprie difficoltà e la percezione di dover “recitare” un ruolo per essere accettate. Nel tempo, questo sforzo può contribuire allo sviluppo di ansia, esaurimento sociale e sentimenti di inadeguatezza.
Un altro elemento che può rendere più difficile il riconoscimento dell’autismo nelle femmine riguarda gli interessi ristretti, che sono una delle caratteristiche centrali dell’autismo. Nei maschi questi interessi sono spesso molto evidenti e possono riguardare temi come sistemi meccanici, trasporti o tecnologia. Nelle femmine, invece, gli interessi intensi possono riguardare ambiti socialmente più accettati — ad esempio animali, libri, serie televisive o relazioni tra personaggi — e quindi passare più facilmente inosservati.
Anche alcune difficoltà tipiche dell’autismo possono essere interpretate in modo diverso a seconda del genere. Una bambina che fatica a inserirsi nel gruppo delle coetanee può essere descritta come timida, sensibile o introversa, mentre comportamenti simili in un bambino possono essere considerati più rapidamente come indicatori di una possibile neurodivergenza. Questo diverso modo di interpretare i comportamenti contribuisce a ritardare la diagnosi.
Molte donne autistiche ricevono infatti una diagnosi solo in adolescenza o in età adulta, spesso dopo anni di difficoltà non comprese. In alcuni casi, prima di arrivare alla diagnosi di autismo possono essere formulate altre ipotesi diagnostiche, come disturbi d’ansia, depressione o disturbi alimentari. Questo non significa che tali difficoltà non siano presenti, ma piuttosto che possono rappresentare conseguenze secondarie di una lunga storia di adattamento forzato e di mancato riconoscimento delle proprie caratteristiche.
Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha iniziato a prestare maggiore attenzione alle specificità dell’autismo nelle femmine, con l’obiettivo di migliorare gli strumenti diagnostici e la formazione dei professionisti. Comprendere meglio queste differenze è fondamentale per garantire un riconoscimento più precoce e interventi più adeguati.
Riconoscere l’autismo al femminile non significa creare una categoria separata di autismo, ma piuttosto ampliare lo sguardo clinico per includere una maggiore varietà di modi di funzionare. L’autismo è uno spettro ampio e complesso, e le sue manifestazioni possono variare notevolmente tra le persone. Tenere conto di queste differenze permette di offrire una comprensione più accurata delle esperienze delle ragazze e delle donne autistiche, e di favorire percorsi di supporto più efficaci e rispettosi del loro stile di funzionamento.




Commenti