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Il masking nell’autismo

Perché molte persone neurodivergenti imparano a nascondersi.


Il masking nell’autismo è un fenomeno sempre più studiato che descrive le strategie attraverso cui molte persone autistiche cercano di adattarsi alle aspettative sociali neurotipiche.


Si tratta di un processo spesso poco visibile dall’esterno, che comporta l’adozione di comportamenti e atteggiamenti mirati a nascondere o attenuare quelle caratteristiche che, nei contesti sociali comuni, potrebbero risultare insolite o stigmatizzanti.

Il masking è quindi il risultato di un lavoro costante e impegnativo per apparire conformi alle norme sociali neurotipiche e può includere, ad esempio, la modulazione del tono della voce, il controllo delle espressioni facciali e dei movimenti corporei, o la limitazione delle risposte emotive spontanee.





Le tre strategie del masking


Per comprendere meglio il masking nell'autismo è utile distinguere alcune componenti principali del camuffamento. La letteratura sul tema tende infatti a descrivere il masking come un insieme di strategie di coping articolate, che possono assumere forme diverse a seconda della persona e del contesto.


  • Compensazione. Questo aspetto riguarda il tentativo di ridurre o compensare le difficoltà nelle abilità sociali. La persona neurodivergente sviluppa strategie per imitare o scriptare le interazioni osservate negli altri, costruendo veri e propri modelli di comportamento sociale che possono essere utilizzati nelle diverse situazioni quotidiane.


  • Occultamento. L’occultamento consiste nel tentativo di nascondere o minimizzare alcune caratteristiche tipiche dell’autismo per evitare di attirare attenzione o giudizi negativi. Può includere, ad esempio, la soppressione di movimenti ripetitivi o la tendenza a non mostrare apertamente interessi particolarmente intensi.


  • Mascheramento. Il mascheramento, infine, riguarda l’adattamento dell’aspetto esteriore dell’interazione sociale. La persona controlla intenzionalmente elementi come l’espressione facciale, il contatto visivo, il tono della voce o la postura, nel tentativo di apparire più in linea con le aspettative sociali neurotipiche.



Un modo semplice per immaginare il masking è pensarlo come una sorta di “maschera” indossata durante le interazioni sociali. Questa maschera serve a camuffare comportamenti e reazioni che potrebbero attirare attenzione o generare giudizi negativi.

In molti casi, le strategie di masking vengono apprese e messe in atto già a partire dall'infanzia, quando il bambino neurodivergente percepisce l’esigenza di adattarsi alle norme sociali per evitare l'esclusione e il rifiuto da parte dei coetanei e degli adulti.


Se da un lato il masking può permettere di evitare situazioni di disagio o di discriminazione, dall’altro comporta spesso un costo significativo. La letteratura scientifica ha ampiamente documentato come l’utilizzo prolungato di queste strategie possa essere associato a un’elevata fatica sociale, a un aumento dei livelli di stress e, in alcuni casi, a una riduzione dell’autostima.

Il tentativo costante di apparire “neurotipici” richiede infatti un dispendio importante di energie cognitive ed emotive.

Molte persone autistiche descrivono il masking come una forma di recitazione continua. Questo lavoro invisibile può generare una sensazione di estraneità o di distanza rispetto alla propria identità, soprattutto quando la persona percepisce di dover reprimere tratti che fanno parte del proprio modo naturale di essere.


Il masking nell'autismo al femminile


Particolarmente rilevante è il fenomeno del masking nelle ragazze autistiche. (Abbiamo parlato dell'autismo al femmininile qui). La letteratura scientifica ha ampiamente documentato che le donne tendono spesso a sviluppare strategie di adattamento sociale più sofisticate e difficili da individuare. Tale paradosso implica che, proprio grazie alla loro capacità di camuffamento, molte persone neurodivergenti riescano a evitare situazioni sociali problematiche ma allo stesso tempo non ricevano il riconoscimento e il supporto di cui avrebbero bisogno. Non è raro che questo porti ad una diagnosi tardiva o addirittura mancate.


Comprendere il masking è quindi fondamentale non solo per i professionisti della salute mentale, ma anche per familiari, insegnanti ed educatori. Quando una persona appare socialmente competente, il lavoro che sostiene questa apparente facilità può passare completamente inosservato. E questa è una caratteristica dell'autismo negli adulti che causa molta sofferenza e fatica quotidiana, oltre a consumare molto velocemente le "batterie".


Legittimazione e consapevolezza per regolare il masking nell'autismo adulto


Gli approcci terapeutici che promuovono la conoscenza e l’accettazione della propria neurodivergenza rappresentano spesso un sostegno importante per chi utilizza strategie di masking. Un percorso psicoterapeutico di consapevolezza e legittimazione può aiutare la persona a riconoscere quando il camuffamento diventa eccessivamente faticoso e a trovare modalità più sostenibili per gestire le interazioni sociali.

Riconoscere l’esistenza del masking significa, in definitiva, riconoscere che dietro un comportamento apparentemente “adattato” può esserci un grande lavoro invisibile.


Comprendere questo fenomeno permette di costruire contesti relazionali più attenti e accoglienti, nei quali la persona autistica possa sentirsi meno costretta a nascondere parti importanti della propria identità.

 
 
 

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